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Sicurezza for dummies, parte I: i suicidi

Lo avevo promesso nel mio primo articolo e purtroppo i tanti incidenti capitati in questo periodo mi danno occasione di aprire l’argomento dei “suicidi”.

Nelle ultime settimane ci sono stati alcuni incidenti mortali sui quali c’è da fare qualche considerazione. Da un lato, è da notare la solita coincidenza tra l’arrivo della buona stagione con una serie di incidenti fatali; piloti un po’ arrugginiti dal fermo invernale, meteo ancora incerto, macchine un po’ impolverate, gran voglia di tornare a volare e forse un po’ troppo entusiasmo. Ma la considerazione più importante rimane il notare che, dei sei incidenti avvenuti dall’inizio dell’anno 2010 a tutto aprile, quasi certamente cinque sono stati causati da manovre a bassa quota. Tipicamente, passaggi bassi sulla pista o sulla casa di conoscenti, con tirate o sfogate.

Il volo a bassa quota – Rimane uno dei maggiori killers del volo da diporto in Italia, e non c’è certo bisogno di spiegare il perché.

Molto cinicamente devo dire che non spenderò molto tempo analizzando questi incidenti, perché c’è poco da analizzare, e c’è pochissimo da fare per evitare questi che, essendo totalmente evitabili, dipendono esclusivamente da clamorosi errori di valutazione da parte dei piloti.

D’altro canto, quando si è confinati alle nostre ridicole quote, è inevitabile che la gente finisca per volare troppo basso. Il volare basso è inoltre assai divertente, chi non ha mai voluto provare l’ebbrezza della velocità, o chi non desidera farsi vedere dalla morosa o dalla famiglia mentre si è in volo ai comandi del proprio aereo?

Signori piloti, evitate di volare bassi, perché ci si accoppa molto facilmente.Addosso quindi la responsabilità di questi incidenti quasi totalmente ai piloti, che dovrebbero ben sapere che il volo a bassissima quota è pericolosissimo, ma addosso parte della responsabilità anche ai nostri folli enti aeronautici, che hanno sulla coscienza parecchi morti causati dall’imposizione di assurde, bassissime quote.

Questi sfortunati (ma soprattutto incoscienti) piloti hanno infranto il 100% delle auree regole della sicurezza, che sono il non fare stupidaggini e il non andare a sbattere su nulla, e svolazzare a pochi piedi di quota non è stupido – è stupidissimo.

Signori piloti, evitate di volare bassi, perché ci si accoppa molto facilmente.

La stupidità è fuorilegge – Continuo a leggere e ascoltare urgenti  appelli per “fermare questa strage”, ma nessuno riesce a proporre  qualche idea al proposito, se non i soliti slogan triti e ritriti, o richieste assurde di leggi e restrizioni. Come se fosse possibile fare una legge che proibisce di fare stupidaggini.

Ho speso molto tempo pensando a possibili rimedi. Vi racconterò un fatto accaduto diversi anni fa a un amico. Costui era affetto da una gravissima forma di virus del volo, ma come tanti era sprovvisto degli ingenti mezzi finanziari necessari all’epoca per prendere un PPL. Era un signore piuttosto corpulento, provò col paracadutismo e si fece molto male. Un giorno mi disse che si stava costruendo un aereo in legno, parlandomi tutto eccitato di come procedeva la costruzione. Dopo qualche mese apparve nell’hangar di una pista vicino a casa mia un aereo autocostruito che corrispondeva alla descrizione fattami dall’amico. Ero insieme a dei colleghi piloti, e cominciammo a studiare l’aereo.

Innanzitutto saltava subito all’occhio che parecchie modifiche erano state apportate al progetto originale. Quello delle modifiche è un male molto diffuso tra gli autocostruttori, che cercano sempre di “migliorare” gli aerei durante la costruzione.

Questo aereo però  era generalmente costruito molto male, e alcune delle modifiche erano quantomeno discutibili. Il nostro amico lo assemblò e cominciò a fare prove di rullaggio. L’aereo aveva il carrello in configurazione biciclo, e la geometria e disegno del carrello era stata alterata per farlo assomigliare a un biciclo d’epoca. Alla prima sollevata di coda, fatta durante le prove di rullaggio, l’elica si distrusse impattando al suolo, prova del fatto che le modifiche erano molto mal fatte.

Quello delle modifiche è un male molto diffuso tra gli autocostruttoriComunque il nostro amico rettificò quelli che erano i difetti più macroscopici, ma l’aereo rimaneva una trappola che noi consideravamo mortale. Scherzando, proposi di andare nottetempo in hangar e dare fuoco all’aereo.

Comunque il nostro amico  decise di ricorrere a un pilota molto esperto per il primo volo. Non ero presente ma un amico mi disse che il pilota “collaudatore” fece un circuito piuttosto traballante, riatterrò e disse testualmente: “Hai visto l’aereo volare, spero che ti basti e ti sconsiglio vivamente di farlo volare ancora, perché è una trappola mortale”.

Il nostro amico, eccitatissimo, non volle sentire ragioni e decise di andare in volo. A metà del sottovento entrò in vite e si schiantò al suolo.

Per anni mi sono chiesto se avessi potuto fare qualcosa per evitare questo incidente. La risposta è no. Costui voleva volare e nessuno glielo avrebbe potuto impedire. Non ascoltò i consigli di amici e piloti esperti. La stessa cosa capita con piloti, spesso molto esperti, che finiscono per ammazzarsi per stupidi errori. Un pilota con 5000 ore, istruttore, esaminatore e chissà che altro, ascolterebbe me se gli dicessi che fare sfogate a bassa quota è pericoloso? Certamente no.

Dispiace vedere amici che perdono la vita per stupidi errori, ma non credo ci sia nulla da fare. Molte di queste persone che si fanno male appartengono a una categoria di piloti che pensano di essere arrivati al punto nel quale non devono più ascoltare il prossimo. Alcuni di essi sanno bene che corrono rischi e li accettano comunque.

In quanto a quelli che si dedicano ad attività ad alto rischio senza avere l’esperienza o la capacità, è invece raccomandabile, a livello di comunità, il farglielo notare – anche a rischio di passare per dei rompiballe. So che questo già accade nei campi volo, ed è un bene.

Soprattutto se avete un minimo di “ascendente” su questi aspiranti suicidi, fategli un bel discorsetto. Magari non servirà a niente, ma non costa nulla.


articolo di Gianmarco Rizzo

Gianmarco “Crono” Rizzo nasce nel 1962. Già a due anni scarabocchia aerei a reazione. Nel 76 inizia a volare col padre sugli aerei dell'aeroclub locale. Nell'82 ha una breve e sfortunata esperienza di paracadutismo, che lo convince che per atterrare è meglio usare le gambe del carrello. Nel 1983 prova a prendere il brevetto di pilota privato ma l'IML è di parere diverso. Questo non gli impedisce di continuare a volare AG pagando le ore che il tizio seduto a sinistra si segna sul libretto. Nel frattempo rileva il progetto iniziato di un Long-Ez che costruisce nel soggiorno di casa. Nel 1984 inizia a volare ultraleggeri. Nel 1992 insieme a due amici acquista un Hi-Max usato, che andrà distrutto un paio di anni dopo in un piccolo incidente. Nel 1996 lascia l'Italia e la sua attività di volo cessa quasi completamente. Nel 2005 decide che è ora di ricominciare a volare e commissiona la costruzione di un Flash Comfort piuttosto famoso. Tra i suoi interessi le moto, auto sportive, elettronica, fotografia digitale, faidate, politica, ambiente, scienza&tecnica. Appassionato di volo in tutte le sue forme, scrive parecchio sui vari forum dedicati all'aviazione leggera su internet.

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