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La Comina. Ogni cento anni può bastare.

Ai quasi tutti i nostri inviati, l’airshow “La Comina Aerocentenaria” è piaciuto (così come alle migliaia di persone accorse). Quasi, dicevamo, perché ce n’è uno che – come sempre – deve fare il bastian contrario ed essere caustico. Ma se non avesse proprio tutti i torti? Beh, noi pubblichiamo, voi decidete e dite la vostra. Nel frattempo, godetevi anche il servizio “ufficiale” con le foto di questo airshow di proporzioni e contenuti assolutamente mai visti in Italia!

Avete presente un raduno aereo? Ma si, dai… Una di quelle giornate in cui, tutti assonnati, si parte alle 7 di mattina per fare 50 Km in aereo solo per non rischiare di arrivare in circuito insieme ad altri due traffici, una di quelle giornate in cui quando va bene si torna a casa ed una sola compressa di ibuprofene è sufficiente a diminuire il torcicollo, una di quelle giornate in cui si passano le ore a far finta di essere esperti in snap roll, otto cubani e John Derry… Ecco, avete capito, una di quelle giornate lì.

Bene, prendete una di quelle giornate e mischiatela insieme ad un non meglio identificato centenario, aggiungete un nutrito gruppetto di appassionati di volo, ma che nulla hanno a che spartire con l’organizzazione e la logistica degli eventi di massa, sale e pepe quanto basta ed otterrete un qualcosa simile ad un piatto cucinato da me; tanti ingredienti che mal si mischiano l’un con l’altro.

Questo centenario era stato sbandierato da mesi e mesi. Prenotazioni obbligatorie degli slot per soli 250 fortunati possessori di mezzi volanti autorizzati a posare le ruote sulla pista, mail su mail di pubblicità ed un elenco di espositori e di acrobati di tutto rispetto.

Qualcosa di vero c’era: l’air show era vario e ben fatto, piacevole da vedere specie per chi, con tanta pazienza e tanto poco da fare nella vita, fosse disposto ad autorizzare il sequestro della propria persona dentro il sedime aeroportuale per oltre otto ore (by the way, esisteva un notam?)

L’arrivo, come da manuale, doveva avvenire necessariamente entro le 10.15, dato che poco dopo sarebbe scesa inappellabile la no-fly zone. Arriviamo, sistemiamo il mezzo e cerchiamo di capire come andare nella zona riservata al pubblico. Generalmente quando si arriva ad un fly-in i piloti sono identificati, viene chiesto loro la provenienza e l’immatricolazione del mezzo e vengono provvisti di cartellino che comporta la libera circolazione dentro l’aeroporto… Vabè, se ne saranno dimenticati.

Marco, strano a dirsi, ha fame. Si incammina verso un luogo di ristoro dove lo recupero 3 minuti dopo con gli occhi fuori dalle orbite: “…Ma qua hanno solo panini sottovuoto!”. Vabè, si saranno dimenticati anche che verso le 10.00 di mattina molte persone fanno colazione.

Gli stand sono una trentina, sparsi in 12 ettari di polvere da percorrere a piedi col sole a perpendicolo sopra la testa. Non sono particolarmente interessanti, ma il vinaio ha sempre un suo perché.

Ore 10.35 inizia la festa: discorsi di rito e tutti col naso in su in attesa della PAN. Nulla da dire, sempre un’emozione, ma attenzione: “Il comandante della pattuglia ha coordinato un fuori programma!” Evviva!!!! L’emozione sale e scende altrettanto velocemente quando il famoso fuori programma si rivela un passaggio asse pista. Amen, vedremo le acrobazie più tardi.

Nel frattempo mi cade l’occhio su un particolare: le transenne che separano la pista dal pubblico sono ancorate al suolo con dei paletti che le rendono non abbattibili. Mi immagino la scena di un problema la cui conclusione coincide con una fuga di massa in direzione pista. Arrivano i primi, le barriere non si abbattono, cercano di scavalcare ma arrivano le seconde file che spingono, poi le terze… E così via. Ci vuole un genio per capire che la pericolosità di quella scelta non può essere paragonata ad una eventuale caduta casuale di una barriera? Vabè, forse non avevano un esperto in sicurezza nello staff.

Passa il tempo, il sole ci abbronza e la fame inizia a mordere. C’è un ristorante, ci presentiamo ed un signore, tutto vestito, bene ci informa che quella è la zona vip. 100 euro ingresso e pasto. Ringraziamo e passiamo oltre. Ci si prospetta davanti il panino incellophanato quando l’occhio cade su .”.zza”. Vuoi forse dire che c’è scritto pizza?!?! Controllo e sì: c’è scritto pizza! Wow! Ordiniamo e ci portano, al costo di 8 euro, una birra piccolissima ed una pizza del diametro di 11cm. Forse è una tecnica, è compressa per risparmiare spazio! Purtroppo no, è solo molto piccola. Vabè, si saranno dimenticati di contattare il catering.

La giornata giunge finalmente al termine dopo l’immancabile finale col Pioneer Team. Consci dell’impossibilità di poter decollare chiediamo mestamente di poter essere accompagnati all’aereo per spicchettarlo, riscaldarlo ed essere pronti al decollo non appena lo spazio aereo fosse stato riaperto. Nulla. E’ impossibile. La pista non si può attraversare a piedi, ma neppure in macchina, ma neppure fra un’esibizione e l’altra… Aiuto!!!! Ovviamente tutto ciò per la nostra sicurezza, forse la stessa sicurezza delle barriere bloccate.

Alla fine riusciamo a scappare autorizzati ad un pericolosissimo decollo in contemporanea ad un AG su pista parallela, che per la sicurezza doveva essere vietato, ma tant’è.

Fra tante dimenticanze non posso però esimermi dal notare che gli organizzatori qualcosa se la sono ricordata: si son fatti tante lodi sulle mailing list di settore, rendendoci participi e felici conoscitori del fatto che l’air show Comina non sarà stato un evento unico.

Ed io che speravo che la parola centenario significasse quello che tutti sappiamo…


articolo di Sandro Di Simplicio

Sandro, 30 anni (da qualche anno), medico ma soprattutto fiero pilota VDS. Difetti: lavoro troppo e non ho tempo per volare. Pregi: alto, magro, simpatico e modesto, ma soprattutto... Sopravvissuto al N3882T!!!

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