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Bresso, l’Expo, Pinocchio e la Storia

E' bastato un servizio, con tanto di video, di quel "giornalismo d'inchiesta" che tanto colpisce e va di moda, e Bresso (insieme ad alcune ancora non ben precisate zone limitrofe) è stato chiuso per la "sicurezza" dell'Expo.

L’annunciata chiusura dello scalo di Bresso è una vergogna nazionale ma anche l’espressione del suo livello medio di cultura. In un Paese civile un aeroporto sito a tre minuti di volo dall’Expo sarebbe diventato la base di partenza per centinaia di voli turistici in elicottero e aeroplano, forse anche dirigibile, sull’Esposizione universale e poi fino ai laghi, alle prealpi, e verso qualche altra pista, Venezia Lido, Sondrio Caiolo. Invece con il contributo di un giornalista, forse a caccia di scoop e protagonismo, ecco che lo scalo deve chiudere per “sicurezza”. Ovvio chiedersi perché, allora, non chiuda la metropolitana, si fermino i taxi, perché non vietare le biciclette oppure le moto.

I nostri governanti continuano a indicare Expo come una grande occasione, eppure l’unica che hanno colto finora è quella di far chiudere la più grande scuola di volo italiana e anche un aeroporto per il quale, proprio in vista di Expo, l’Enac aveva speso milioni di euro per riqualificare piazzali, hangar e vie di rullaggio.

Nessuno si sognerebbe di chiudere Roma Urbe in occasione del Giubileo, oppure di impedire i voli turistici attorno a Manhattan anche dopo l’undici settembre. Ma da noi è diverso, i sindaci del circondario chiedono la chiusura. Ma come, proprio loro che dovrebbero ringraziare l’aeroporto e le circa trecento famiglie milanesi che hanno mantenuto – e mantengono – in vita l’Aero Club Milano, l’Aero Club Bresso e le altre realtà che vivono sul campo? Già, perché il tanto pubblicizzato Parco Nord, orgoglio di questi comuni, esiste soltanto grazie a queste famiglie di appassionati che, mantenendo vivi i sodalizi, hanno impedito che negli ultimi trent’anni quel campo diventasse un centro commerciale, un quartiere di cemento, poiché le sue servitù aeronautiche hanno impedito di costruire più di quanto non sia già stato fatto.
Certo, il sogno dell’italiano mediocre, sotto sotto e da sempre, è chiudere lo scalo, così come lo è quello degli speculatori edilizi. Del resto chi non vorrebbe espropriare un tanto all’ettaro e poi rivendere al metro quadrato, un’area a cinque minuti dalla circonvallazione del Beruto?

bresso

Qui sopra: Bresso ai tempi della visita papale

Bresso ha sopportato la sciagurata visita del Papa qualche anno fa pur uscendone con le ossa rotte, e mi auguro superi anche questa prova. Ma oggi la cecità e l’ignoranza in fatto di aviazione dimostrate dalle istituzioni sono l’espressione dell’Italia peggiore, populista, mediocre e paurosa del libero arbitrio, quella del “Proibire è meglio che fottere”. Così niente rimorsi, niente responsabilità. Il solito atteggiamento italico di Pinocchio, burattino senza coscienza circondato da furbetti, credulone di bugie clamorose, ricattato sulle dimensioni del naso, redarguito dai gendarmi e redento dalla fatina buona. Il perfetto suddito della burocrazia.

Forse è colpa del fatto che in Italia i veri uomini liberi non sono amati dai poteri. Altri tempi, quelli in cui l’aviatore milanese Guido Keller, politicamente attivo con il suo movimento “Ala, azione nello splendore”, dissentiva dal trattato di Rapallo decollando per sganciare un pitale su Montecitorio… Non gli hanno dedicato una via di Milano e l’hanno cancellato dai libri di Storia, ma non dalla memoria di chi porta con orgoglio un paio d’ali.

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articolo di Sergio Barlocchetti

Sergio è nato, vive e lavora a Milano, dove si occupa di avionica, aeroplani e giornalismo aeronautico. Non può fare a meno di star per aria a vario titolo con diversi tipi di macchine volanti. Da sempre sottoscrive il teorema di Stephen Coonts: Volo perché è la cosa più eccitante che posso fare con i pantaloni addosso.

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