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Manifestazioni. Posso dire la mia?
E’ probabile che gli eventi aeronautici italiani inizino a segnare il passo e ad aver bisogno di formule nuove. Diamo un’occhiata alla situazione e cerchiamo una cura?
Con buona pace di tutti con Italy Aviation Day – Expò 2011 de L’Aquila finisce – o quasi – il giro delle manifestazioni di volo italiane per l’anno 2011.
Tante polemiche e tanti complimenti si sono sprecati in quello che è stato un “tour de force” volatorio iniziato in tarda primavera e finito solo adesso con un susseguirsi vorticoso di manifestazioni. Ogni weekend almeno tre eventi a cui partecipare.
Da piccolo organizzatore, pseudo inviato e frequentatore di eventi aeronautici minori da circa 12 anni, posso dire la mia per quello che riguarda l’indice di gradimento e le prospettive future di questi raduni, al di fuori di casi specifici e dalla polemica generale. Purtroppo il mio incipit non può essere roseo: se dobbiamo dirci la verità guardandoci negli occhi, la maggior parte degli eventi di quest’anno è stata piuttosto deludente sia nella partecipazione che nei contenuti, nonostante il continuo pressing pubblicitario dei loro uffici stampa che hanno insistito nel chiamarle con nomi roboanti dalle velleità fieristiche. Anche senza esserci, basta vedere le foto e si configura più o meno sempre la stessa scena.
Si parte sempre dal solito pratone arido che fa afa solo a guardarlo, con una fila di aerei parcheggiati in fondo, dietro a una fila di transenne. Credo che anche la sequenza sia sempre la stessa: un P92, un paio di Pioneer, il PA28 dell’aeroclub e l’aereo di Cat4r4tta. In prima fila il solito aeroplano acrobatico, solo soletto, tanto che ho pensato di proporre un cartonato a dimensioni naturali da mettere ad ogni manifestazione, con anche il buco per fare la foto con la faccia dei visitatori, sfruttando le economie di scala. Oltre a questo, un elicottero a scelta tra quelli delle forze dell’ordine, il cui unico compito è di buttare terra sui disidratati passanti e qualche sventurato dealer di ultraleggeri con il gazebo bianco, mentre risponde alle solite domande fatte da mille astanti assolutamente disinteressati: “Quanto fa?” “250, ma anche 300”.
Agli eventi manca la festa, manca il divertimento, manca quella sensazione di far parte di qualcosaPer il palato fine dei piloti AG, alcune scuole di volo FTO con i loro cadetti quattordicenni in divisa da pilota di linea, che provocano svenimenti nei curiosi che chiedono: “Scusi ma quanto costa … ?”: fortuna che c’è sempre l’ambulanza. Grazie al Cielo ci sono ancora gli stand di gadget aeronautici, che tirano alle manifestazioni sia alcuni nuovi fortunati proprietari di aeroplano, a cui mancano ancora i soliti “tubo di travaso, imbuto filtrante, picchetti” (ormai unico vero motivo per atterrare a eventi come Ozzano), oltre ai fanatici psico-aviatori, che si comprano il solito cappellino dell’F14 con scritto frecce tricolori allo scopo di incuriosire i parenti ed inanellare una discussione da pilota con il vicino di coda al supermercato.
Poi ci sono i visitatori in volo, i veri protagonisti di tali eventi, che se va tutto bene non sono né tanti né pochi, e comunque sempre meno, sempre con le stesse cose da dire, sempre gli stessi, alla fine; mentre quelli non piloti mi fanno un po’ pena, mentre guardano la linea di volo ad un chilometro di distanza cercando di distinguere l’elicottero dal Firefox, e si chiedono perché non siano andati alla festa della birra, che cadeva lo stesso giorno.
Ma cosa si fa, alla fine, a questi Expo – Raduni – Fiere? Si atterra, spesso con mille difficoltà, slot, DCA e fax, con la solita foto in finale tristissima – perché già il parcheggio è semi vuoto da vicino, figuriamoci da due miglia – o peggio 15 minuti di filmato del cellulare, si rulla su un campo di patate o quasi, si parcheggia e si scende con un caldo bestiale. Arrivati alla manifestazione ci si registra (perché poi?), si ritira il volantino della proloco, si saluta Sandro (che c’è sempre, ha il dono dell’ubiquità …) e poi comincia il “giro degli stand”, che ormai ho imparato ad effettuare nel tempo record di un minuto e quindici secondi. Gli stand propongono più o meno sempre le stesse cose da sempre, con qualche novità in campo elettronico che però, tramite internet e i dieci eventi precedenti, tanto “novità” non sono più, e solo raramente si vede qualcosa degno di spenderci più di un minuto. Con questo non dico che i prodotti in esposizione non siano validi, utili o interessanti in sé… E’ che, ritrovandoseli in circa 30 eventi nello stesso anno, credo che un calo di entusiasmo sia quantomeno comprensibile. Per quanto riguarda i mezzi invece provo sempre una certa invidia nei confronti dei fotografi professionisti veterani, che riescono ancora a fotografare il p92 a 360 gradi, come se fosse ancora il … ‘92, appunto!

Molti parcheggi vuoti alle manifestazioni di quest'anno. Spesso per sfortuna, spesso perché voluti così
Ad un certo punto arriva anche la fame, perché la sete la si tiene, con la coda che c’è. Mangiare alle manifestazioni richiede esperienza di sopravvivenza degna di Bear Gryll nel deserto del Mohave. Nove su dieci c’è il camioncino dei panini (uno), con una persona – straniera – alla cassa a cui bisogna ripetere l’ordine tre volte e che crea una coda di 10 km. Allora si sfrutta l’amico che è lì dalla mattina disidratato, in stato semi vegetativo, al quale ci si rivolge ammiccando: “Mi prendi una piadina? Sai, ho la riunione con Volare, sono di fretta”. Una volta ottenute le libagioni, c’è la fantozziana corsa al posto a sedere: alle manifestazioni ho pranzato ovunque, persino sul bidone dell’immondizia, mentre la gente prendeva il sole sulle quattro sedie a disposizione. Una buona tecnica è quella di trovare una transenna su cui sedere: solitamente le manifestazioni abbondano di transenne.
Lo so, adesso mi additerete come il “critico tritatutto”, ma se guardate le cose per ciò che sono, vi accorgerete che il mood delle manifestazioni italiane 2011 non si discosta da quello da me descritto. Un primo problema nasce dal fatto che il popolo volante in Italia non è tale da giustificare tante manifestazioni, e nemmeno il mercato offre così tante novità da attrarre sempre un corpulento numero di visitatori “tecnici e praticanti”, che vorrei ricordare essere il nocciolo di ogni evento ben riuscito. Francamente, in veste di organizzatore di un evento (che sta anche riuscendo bene), e anche da imprenditore, mi chiedo quali siano le aspettative di tutte queste organizzazioni che mettono in piedi tali iniziative e talvolta – lo ammetto – sarei curioso di vedere i risultati economici finali.
Perché “far festa” costa, i dealer non so come possano continuare a sostenere le ingenti spese fieristiche e con quali ritorni, anche in virtù del periodo economico non favorevole. Un altro problema è che, in nome di una sicurezza che io chiamo “scarico di responsabilità su terzi ignoti”, spesso si configura una gestione ruvida delle operazioni di volo, con una divisione ancora troppo netta e distante tra il pubblico e gli aeroplani, procedure insensate per arrivi e partenze, slot, NOTAM, fax. Tutti questi inutili orpelli burocratici creano un freno enorme in chi si accinge a partecipare e tolgono quel tono ludico e spensierato che ogni evento dovrebbe avere. Ho inoltre come l’impressione che molte di queste manifestazioni abbiano troppa fretta di crescere e puntino ad obiettivi sbagliati. Tutti si danno da fare cercando e impuntandosi sulla vendita di spazi espositivi, sulla presenza della pattuglia e dell’acrobata, perdendo d’occhio il concetto base: è il pilota privato che arriva in volo che decreta il successo o meno di un evento. Il pilota dovrebbe essere al centro dell’attenzione e delle cure amorevoli di mamma organizzazione, che invece preferisce spendere qualche migliaia di Euro per far venire il caccia e magari, di contro, emette un NOTAM di chiusura al traffico di otto ore.
E poi, “last but not least” manca la festa, manca il divertimento, manca quella sensazione di far parte di qualcosa. Manca anche un po’ di protagonismo dei piloti, che non possono essere più “fieri” di partecipare a manifestazioni in cui non vengono considerati, a partire dal parcheggio a 10 km. Manca e si sente. Per me, questo genere di eventi ha vita breve.
Il futuro? Oltre alle grosse vere manifestazioni internazionali, le iniziative private portate avanti con capacità da gente illuminata, tra cui cito Filippo Roncucci e Mauro Di Biaggio (perché citare il VFRMeeting, mio figlio, non sarebbe nobile…) che hanno capito il significato della parole “festa”, e tutte quelle organizzazioni che capiranno che da oggi, in Italia, bisogna cambiare rotta: una volta per tutte!
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