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Editoriale – Parte Terza (il post-Foligno)
Sono tornato da Foligno ieri sera. A parte la Kapanina, che vale sempre il prezzo del biglietto in volo e a terra, ho visto cose buone e cose per niente buone. Buono l’aeroporto, un gioiello che aspetta solo di essere usato. Per niente buono il Taddei di sabato mattina, che ha confessato di essere il coautore – l’altro è la Ceccarelli di Enac – dello stop all’iniziativa del direttore di AeCI Carlo Landi, ormai tristemente famosa protagonista dell’editoriale di Volare settembre “parte prima” (e qui trovate la parte seconda – NdR). Meglio il Taddei del pomeriggio, che dopo che mi sono giocato una coronaria in un paio di baruffe, una con lui e una con Landi, si è ripresentato con sindaco e assessore dichiarando, in coro come i tre paperini, la stringente volontà di uscire dal feudalesimo dei feudatari e aprire l’aeroporto di Foligno a tutti e soprattutto al Vds. Incluse promozioni turistiche su vitto e alloggio (la zona è davvero strepitosa, da visitare e da stare lì), azzeramento di tasse aeroportuali, libertà di movimento, eccetera.
Ci crediamo? Boh. Fra un paio di giorni l’effetto mondiale sarà svanito e si vedrà che cosa resta. E’ vero che abbiamo a che fare con politici non so quanto politicanti, ma ho anche avuto l’impressione che gli umbri, in generale, a casa loro ci tengano più che altri. Di sicuro è che di mondiali ce ne sono stati due: da una parte delle transenne (con filo spinato, mah) una gara ben riuscita, con tutte le stelle della categoria e senza inconvenienti; dall’altra, la nostra, un penoso deserto che neanche una festa di strada in periferia. I visitatori tenuti alla larga anche dal vedere bene il cubo, gli espositori una decina, più o meno tutti locali, dai forni a legna al circolo filatelico e poco di più. Zero comunicazione, zero giornali, zero tivù, zero Rai (no, giusto RaiTre è si è palesata), zero coinvolgimento della gente, che sarebbe stato utile, visto che da quelle parti sono abituati al silenzio e perfino la mia moto li ha fatti protestare… che occasione perduta.
Vero è che il Taddei buono (quello del pomeriggio) ha ammesso che di più non sono riusciti a fare e che per loro l’evento è stato un punto di partenza; ma allora, chiedere aiuto…? Nix, anzi: come Catar4tta, al secolo Sandro di Simplicio, ha sperimentato personalmente, il fastidio per gli aerei non in gara si è materializzato in un’odiosa irritazione del controllo di volo (ma non era che i controllori sono al servizio dei piloti?) e un diffuso, intenso senso di paura che qualche cosa (ma che cosa? i pipistrelli?) sfuggisse al controllo e scatenasse l’ira della Fai annullando lo sforzo fatto fino a quel momento. Per due ulm avanzati (in entrambi i sensi)!
Vabbè, riconosciamo però che dove non c’era mai stato niente, un campionato, pur nella confusione, l’hanno messo insieme e alla fine i tarallucci si sono sposati col vino. E a proposito di confusione, non avete letto male: la Ceccarelli ha dato a Sandro e a un altro pilota il permesso di atterrare e ripartire (a patto che nessun altro lo chiedesse, pena la revoca). Su quella pista lì. Dopo tutta sta quadriglia di lotte, polemiche e menate. Con una scopa di notam che avrebbero fermato un cinghiale coi cuccioli. Astuta, non smemorata: ora Enac può dire di aver vietato voli pericolosi salvaguardando la manifestazione, e nello stesso tempo, se appena criticata, sfoderare le prove della sua benevolenza: non è vero che ce l’ho con gli ulm, li ho anche fatti atterrare. Così è l’Italia: l’arte di fare una cosa e insieme il suo contrario: confusione, alla fine, è uguale a intoccabilità. Almeno finché passa la nuttata, e poi si ricomincia, altro giro di ruota, il pranzo è servito.
E a proposto di servito: “servire” è la parola con cui Landi, appena abbiamo ricomposto le piume, ha ripreso il nostro dialogo. Facendola breve, il direttore ha aperto fortemente su tre concetti che ci riguardano da vicino: “Questa che sembra una sconfitta degli Ulm e dell’Aero Club per me è stata un’opportunità: mi è servita, ho capito deve sta il problema”. “E’ vero che dobbiamo migliorare la comunicazione”. “Aiutatemi anche voi a indirizzare le azioni, c’è molto da cambiare e io non sono qua a scaldare una sedia perché il volo lo amo davvero”.
Io sarò un bamba, ma l’idea che continuo ad avere, dopo averci passato due giorni, è che Landi sia stato in buona fede nell’occasione incriminata e che lo sia ogni volta che apre bocca. E’ orgoglioso (uh, quanto) ma consapevole di che cosa è venuto a fare; e pare avere l’umiltà materiale del lavoratore. Badate bene, non è una difesa indiscriminata, è per adesso solo un mio sentire. La verità non perdona, ha solo bisogno di tempo… Sperèm.
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