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Editoriale – Parte Seconda
Oh beh, eccomi a integrare lo sfortunato editoriale su Volare di settembre, uccellato dai nuovi fatti appena l’ho mandato in stampa.
Domani parto per Foligno, dove spero di trovare qualche risposta in più viso a viso sulla faccenda: non ho mandato giù né la sostanza, né il metodo di tutto quel che è successo. Leoni vabbè (che lo dico a fare?), ma Landi e l’organizzazione del mondiale, con cui ho avuto rapporti diretti fino al seppellimento delle autorizzazioni, qualche cosa dovranno ben dirla. In particolare, mi ha lasciato di stucco che la comunicazione che l’Enac non avrebbe rilasciato l’ok agli atterraggi (poi seguita anche da un inasprimento del notam) sia stata data in un mini post della lista hangar e nulla più: non una reazione (in fondo lo smacco è prima di tutto di Landi e AeCI), né una manifestazione di intenti. E nessuna diffusione dei fatti: non so voi, ma io non ho ricevuto alcuna nota, né email, né telefonata. Tantomeno dei perché, dato che lo scopo di tanta frugalità era chiaramente non dover incassare domande.
A me questi metodi e queste sostanze non vanno bene. Mi fanno sospettare che nessuna richiesta sia mai stata inoltrata dall’AeCi all’Enac e che non ci sia mai stato un accordo con Taddei (aeroclub Foligno) e Pasini (Organizzazione Wac) per i liberi atterraggi degli Ulm, come invece in pompa magna mi era stato assicurato. Insomma, ho il brivido addosso che siamo stati tutti presi in giro. Spero di poter raccontare qualche cosa di diverso al mio ritorno. Confesso che, al momento di scrivere l’editoriale, le cose sembravano lasciar sperare che per una volta l’AeCI non si comportasse da ente inutile e/o ostile al suo stesso mandato. Mi ci sono scottato; e con me, voi. Vogliamo subissare Tremonti di email e lettere con il testo “ministro, guarda lì che cosa c’è da risparmiare?”
Aggiungo solo una nota. A mio modo di vedere e di fare, “dire pane al pane e vino al vino” (le carabine si usano, con grande soddisfazione, al poligono) non significa distribuire insulti ed erogare opinioni non suffragate (per iscritto) da fatti. Il mio mestiere è di cercare, non di giudicare; e solo poi, quando possibile, trarre conclusioni se ce ne sono, o instillare dubbi se c’è ragione; e come poi finale, battagliare dove c’è da farlo. Tutto questo perché è un mestiere, e include dei doveri che limitano la libertà di caciàra. La domenica sera al bar anche io, che gioco malissimo, dò del cretino all’allenatore. Peccato comunque, doverci andare da solo, a Foligno…
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