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Volare Gennaio – L’Editoriale
Il Professore e le tasse
Il professor Monti e io non abbiamo niente in comune. Lui è uno studioso di economia tra i più importanti d’Europa; io di economia non capisco nulla, ma proprio nulla. Neppure il significato di alcune parole che loro, i professori, usano correntemente. È solo da qualche mese che ho imparato che cosa siano lo spread, il debito sovrano, il double DIP, l ’indice VIX e via dicendo. Lui è presidente del Consiglio, chiamato a quella altissima responsabilità per salvare il Paese dal disastro; io invece non conto nulla. Ma io so (quasi) tutto degli aeroplani, e lui no.
Il nuovo governo (di tecnici) ha dovuto scegliere la strada più semplice per salvare il Paese dalla catastrofe finanziaria: l’aumento immediato delle tasse. Non c’era tempo per ragionamenti raffinati, così hanno detto. Mi auguro che sia la strada giusta. Ma pur nella drammaticità del momento, sono state prese decisioni veramente difficili da capire, proprio perché prese da tecnici preparati e non dai soliti politici, che devono compiacere gli elettori per salvaguardare la propria carriera. La tassa sugli aerei privati – così come viene proposta di governo in governo – è una sonora sciocchezza che è servita soltanto a portarci all’ultimo gradino tra i Paesi sviluppati. E l’aviazione è un elemento molto importante nello sviluppo di un Paese. Abbiamo visto scomparire molte industrie del settore; abbiamo visto licenziare migliaia di tecnici, di ingegneri. Alcuni di loro hanno trovato lavoro in India, in Brasile, in Argentina, insomma in Paesi dove fino a non molti anni fa non si sapeva neppure che cosa fosse l’aviazione. Ora, gli aeroplani, l’Alitalia li compra in Brasile. Chiariamoci subito: noi siamo convinti che, in un momento così drammatico per la nostra economia e per il Paese, tutti debbano collaborare e dare allo Stato quello che possono in ragione di quello che hanno. Compresi i proprietari di aeroplani.
Il fatto è che con il sistema di tassazione proposto dai “ministri tecnici” e con l’introduzione del redditometro sulle ore di volo (con parametri assurdi, che nessun Paese applica) l’aviazione privata, cioè l’Aviazione generale, in Italia non esiste più. Poco male per l’economia del Paese, che aveva rinunciato da tempo a quel settore industriale, ma drammatico per quelle migliaia di tecnici, costruttori, operai, piloti, che si sono aggiunti ai milioni di disoccupati. Poco male: mille in più, mille in meno. Sembra questo l’atteggiamento del governo. E la crescita per uscire dalla recessione?
Ve lo immaginate un aereo cinese, tedesco o americano, che arriva in Italia e dopo 48 ore si vede notificare un’imposta di decine di migliaia di euro?Parlare di tasse ai proprietari di aeroplani serve, più che altro, a scopo demagogico. Quando si riducono le pensioni e si licenziano gli operai, i proprietari di beni di lusso devono pagare più degli altri. E l’aeroplano, anche un vecchio Piper Cub, passa per un oggetto di lusso. Ma dove sono i proprietari di aeroplani italiani? I “ministri tecnici” hanno stabilito che sono esenti dalle nuove imposte: “Gli aeromobili di Stato e quelli ad essi equiparati; gli aeromobili di proprietà o in esercenza dei licenziatari dei servizi di linea e non di linea, nonché del lavoro aereo di cui al codice della navigazione, parte seconda, libro I, titolo VI, cap. I, II e III; gli aeromobili di proprietà o in esercenza delle Organizzazioni Registrate (OR), delle scuole di addestramento FTO e dei Centri di Addestramento per le Abilitazioni TRTO; gli aeromobili di proprietà o in esercenza dell’Aero Club d’Italia, degli Aero Club locali…”. Con queste esenzioni, la tassa sugli aeroplani porterà ben poco alle casse dello Stato. Pagheranno i proprietari di piccoli aerei, perché quelli grandi (bireattori e turboelica) sono “licenziatari di servizi non di linea”. Praticamente tutti. E pagheranno tutti i cittadini, perché la drastica riduzione di ogni attività nel settore aeronautico farà perdere tanti posti di lavoro qualificato, per ricostituire i quali si dovrà poi spendere ancor più in tempo e denaro.
Nel passaggio della legge alla Camera, un parlamentare di Futuro e Libertà, tale Cosimi Proietti, ha chiesto di inserire nella legge un emendamento, il 14 bis, che recita: “L’imposta di cui al comma 11 è applicata agli aeromobili non immatricolati nel registro aeronautico nazionale la cui sosta nel territorio italiano si protrae oltre le quarantotto ore” (Professore: protrae o protragga?). Ve lo immaginate un aereo cinese o americano, o tedesco, o brasiliano, che arriva in Italia e dopo quarantotto ore di permanenza si vede notificare un’imposta di qualche decina di migliaia di euro? Quando i corrispondenti delle associazioni internazionali lo hanno saputo, ci hanno chiesto se questa era una legge del vecchio governo, perché non potevano credere che i nuovi ministri (tecnici) avessero condiviso una disposizione che fa ridere tutto il mondo. La vocazione alla commedia dell’arte colpisce anche i professori? Una disposizione che può crearci, oltre al ridicolo, seri problemi diplomatici. Ci pensi, Professore. Non è vero che, come ho scritto all’inizio, con il presidente Monti io non abbia niente in comune. Abbiamo in comune lo stesso parrucchiere di via Vincenzo Monti a Milano. Da più di vent’anni.
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