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Volare Febbraio – L’Editoriale

Il momento del mona

di Francesco Giaculli

Prendo spunto dal disastro della nave naufragata davanti all’isola del Giglio. Ne hanno parlato tutti i giornali e tutte le televisioni del mondo. Nei servizi e nei report televisivi, oltre alla cronaca del tragico avvenimento, non si rinuncia a sottolineare che il disastro è avvenuto in Italia e che, come al solito, gli italiani… E questa è una colossale stupidaggine: se qualcuno di voi ha voglia può cercare, anche su internet, la storia di centinaia di catastrofi antiche e recenti avvenute sul mare. Disastri in mare con centinaia e migliaia di vittime sono capitati in tutti i Paesi, anche a quelli con antiche tradizioni marinare. Noi non siamo certo ai primi posti. Come pare accertato, la responsabilità diretta è stata del Capitano ai comandi della Costa Concordia. In marina non so, ma noi in aviazione abbiamo ancora circa il 70 per cento degli incidenti dovuti al “fattore umano”, del quale abbiamo parlato centinaia di volte. E anche per la nave Concordia di fattore umano si tratta.

Insomma, ci sono stati progressi tecnologici incredibili nella strumentazione degli aeroplani (e anche sulle navi, suppongo); ma quasi tutti gli incidenti ancora oggi avvengono perché un uomo, giovane, vecchio, con baffi o senza, alla guida di una aeroplano piccolo o grande, o sulla plancia di comando di una nave, piccola o grande, prima o poi, incappa nel “momento del mona”, come si dice in Veneto.

L’addestramento è importante,
ma non esiste un’abilitazione all’intelligenza
Dunque non è la preparazione professionale, non sono gli studi fatti, non i corsi di addestramento, non le note di qualifica, non gli esami sostenuti, non l’età. È un problema di intelligenza: e se uno l’intelligenza non ce l’ha, rimane pericoloso anche dopo mille corsi di addestramento. Il “passaggio” davanti all’isola del Giglio della nave Concordia per fare il cosiddetto “inchino” non è altro che una versione nautica della puntata dell’aeroplano sulla casa dell’amico o della fidanzata, il passaggio a bassa quota sotto un ponte, o l’avventurarsi in una situazione meteorologica difficile, o atterrare con un forte vento al traverso.

Neppure le leggi possono impedire l’arrivo del “momento del mona”. La legge può proibire esplicitamente alle navi da crociera di avvicinarsi alla costa, ma il comandante Schettino lo ha fatto tranquillamente. E lo aveva fatto altre volte. Oltretutto, forse con il consenso della Compagnia armatrice. Le regole aeronautiche proibiscono le “puntate” a bassa quota, ma queste avvengono lo stesso.

Le leggi, anche le più severe, non hanno alcuna utilità nell’eliminare gli incidenti. In aviazione, specialmente negli ultimi anni e in particolare in Europa, le disposizioni degli organi di sicurezza hanno proibito quasi tutto. Anche il buonsenso, credendo con questo di eliminare gli incidenti. Il comandante del volo 447 Air France, (l’Airbus 330-200 cadde in Atlantico, facendo 228 vittime), stava riposando al momento dell’incidente, e tutto l’equipaggio si dimostrò non preparato ad affrontare una situazione meteo estrema. A Palermo, il 25 settembre 2010 un A 319 della Wind Jet è atterrato fuori pista a causa del windshear, e qui il problema è stato probabilmente peggiorato da valutazioni e da comunicazioni non adeguate, per non parlare poi dei soccorsi. Il 10 aprile 2010 il presidente polacco Lech Kaczynski è morto a Smolensk insieme con 13 ministri perché il Tupolev Tu 154 sul quale viaggiava ha tentato un improbabile atterraggio nonostante l’assenza di visibilità.

Dunque, è sullo strumento più antico, il cervello umano, che bisogna lavorare e scoprire la predisposizione al “momento”. Ci sono sintomi che possono mettere in guardia? Come uno si veste, come parla, come cammina, se porta i baffi o indossa medaglie, o se fa la corte alle signore? Tutta la strumentazione del mondo non serve se non è usata nel migliore dei modi dallo strumento più prezioso, che è la testa del pilota, del marinaio, dell’automobilista, del motociclista. Spero che la catastrofe del Giglio, con i suoi poveri morti, insegni qualcosa anche a noi. Anche a noi piloti di aeroplani. E soprattutto ci insegni la dignità nei momenti difficili. Insomma a essere uomini. Ma questo è un altro discorso.


articolo di Redazione

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