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Acrobazia e aliante
Il corpo mutato

Abbiamo incontrato Luca Bertossio per saperne di più sul mondo dell'acrobazia in aliante. E invece abbiamo avuto accesso ai suoi più profondi sentimenti per il volo. Autoritratto di un campione di 21 anni

Ho conosciuto molti piloti, ma pochissimi sono i giovani. Già i miei coetanei (30-40 anni) sono la netta minoranza. Ci sono tanti motivi per spiegare questo fenomeno, prima di tutto i costi del volo, poi la scarsissima promozione ad opera di enti e associazioni – e certe volte viene anche da dire “i giovani d’oggi”, sentendosi improvvisamente vecchi…

Invece quest’ultima scusa proprio non regge. I pochissimi piloti veramente giovani che ho conosciuto sui campi di volo sono un esempio di entusiasmo, caparbietà e capacità.

Luca Bertossio

Luca Bertossio è di Udine, ha 21 anni e un curriculum da far impallidire, anche per quanto è “compresso” nel tempo. Gliel’ho dovuto chiedere nei dettagli, perché altrimenti non me l’avrebbe “spiattellato”: argento ai Campionati Assoluti Illimitati 2011, Campione italiano acrobazia in aliante 2011 in categoria Avanzata e Campione italiano 2011 in categoria Intermedia, argento nel Campionato Italiano classe Club (dietro al grande Filippini), argento al primo trofeo di libero artistico, argento FAI al Campionato del Mondo 2011 WACAG di Polonia (prima volta per un Italiano), 3 diplomi FAI conferiti dalla Commissione Acrobatica Internazionale CIVA Glider…
Insomma, avete capito.

Però quando gli ho chiesto di scrivermi qualcosa per spiegare, o meglio per descrivere l’acrobazia in aliante ai motorai che imperversano su queste pagine, non pensavo di vedersi aprire uno scrigno tale di sensazioni ed esperienze.

Luca è un giovane, grande pilota. Che ci fa amare ancora di più, se possibile, una passione che è veramente qualcosa di più.
Solo una cosa ancora: Luca cerca sponsor per proseguire  la sua carriera come Azzurro nel 2012. Non penso di dover aggiungere altro.

Lascio le parole a Luca, e le immagini al suo fotografo ufficiale, Luca Donato. Buon volo.

Mi chiamo Luca Bertossio…

…E dedico la maggior parte del mio tempo all’acrobazia (silenziosa e non).
Avere 21 anni e sentirsi vivi da pochi mesi: questo sì che è strano. Sognare per due decenni di essere liberi, liberi di vivere e volare come comanda il proprio spirito. E’ tanto tempo, sono tanti attimi che alla fine si scatenano in quei 140 secondi di pura energia davanti al mondo intero che ti osserva e ti giudica.

Ogni giorno è una sfida, questo è dato per scontato ormai, ma vi sono certi giorni in cui hai la tua occasione, e non è proprio il caso di gettarli via. Perché non vi è regola che reciti se e quando questi giorni ricapiteranno nella vostra vita… Me ne sono capitati pochi fino ad ora, ma li ho desiderati, voluti, aspettati e sognati per anni ed anni, ed è questo che li rende indimenticabili.

Il volo acrobatico è la mia vita, vita di cui ho bisogno. Che desidero realizzare in perfezione, anche se sai che la perfezione è solo un’utopia, ma ti senti vivo ad aver dato anima e cuore nella tensione verso questo pensiero.

Il corpo mutato

Alianti come l’MDM Fox o lo “Swift S-1” sono sempre stati una leggenda per me. Un anno fa non avevo in mano nemmeno il documento per poter volare da solo su di loro, ma finalmente a Torre Alfina, insieme a Pietro Filippini, ho potuto conoscerli nel loro elemento naturale. 13 metri di pura libertà. Muscoli potenti ed affilati con cui disegnare il cielo; come si segna il ghiaccio con una lama, così avremmo scolpito il cielo con le nostre mani…

Quanto posso scatenarmi in sicurezza con questo angelo alato?
Sei tutto da scoprire, e ancora lo sto facendo.
Appena uscito da un hangar buio e polveroso, ti crogioli al sole e respiri l’aria buona mentre mi guardi e stai attento a come ti accarezzo. Forse hai paura di uno sconosciuto, sbarbato e incompetente dai capelli strani… Ma questo tu non me l’hai mai fatto pesare, neanche all’inizio quando più ne avresti avuto il diritto. Grazie per la fiducia che mi hai donato, mio caro 5607!
Dopo i voli di preparazione con il Fox, Pietro a sorpresa dà il suo benestare per farmi volare con te. Vento calmo, il sole che tra una mezz’ora si coricherà tra le colline. Rimaniamo da soli.
La tua, e la mia vita, cominciano a 1200 metri da terra, dove l’aria è più rarefatta e dove finalmente si respira con il cuore, non con la bocca.

Sganciarsi dall’aereo trainatore è come lasciare le redini del cavallo ed invitarlo a scatenarsi. Fino a quel momento non ho avuto un istante per guardarmi attorno, tanto ero concentrato durante il traino. Ora che mi giro vedo un mutamento del mio corpo: dopo le spalle non c’è il vuoto o due ali squadrate e tozze. Ci sono due lamine bianche da 6 metri e mezzo l’una, che riflettono cielo e terra in un unico dipinto brillante.
Ignaro di cosa aspettarmi a bordo di un fuso bianco da +/-10 G… Ma lui mi aiuta, mentre lo appruo per guadagnare velocità.
A 230 km/h sospiri e fischi, pronto a stupirmi. Inclino la tua cloche a fondo corsa a sinistra ed in meno di 2 secondi fai tutto un giro e mi ritrovo di nuovo al punto di prima. Questo è un inizio… questo è l’inizio di tutto.

L’aliante acrobatico

La tua bellezza dettata dalle forme aerodinamiche è evidente.
Il colore bianco ti rende facilmente assimilabile ad una fantastica scultura, il carico alare alare e il rispettivo momento d’inerzia ti conferiscono una tipica eleganza nelle evoluzioni, anche se quando ti si chiede di essere aggressivo non disdegni l’invito. Frullini positivi e negativi, rotazioni in piedi, viti rovesce e dritte.

Volare in aliante facendo acrobazia significa gestire ogni grammo, metro, attimo, istante di energia.
L’energia è la nostra linfa,il nostro sangue, il nostro ossigeno. Aprire i diruttori o frenare più del dovuto in atterraggio significa dissanguarti, significa toglierti qualcosa in cambio di nulla. E’ un furto, un’offesa, un oltraggio per ciò che rappresenti… E mi dispiace per tutte le volte che sono costretto a farlo.
Tu mi regali la velocità, mi regali qualcosa con cui posso sentirmi libero di essere me stesso nel cielo.

Le linee, gli spazi, i G

Siamo qui per fare ciò che nulla al mondo può sostituire. Emozioni e libertà che nel volo “comune” non si trovano ad uno stato così puro.
Mentre sei in verticale e fai mezzo tonneau in piedi, e subito a seguire ¾ di frullino negativo piatto, e ruoti nel vuoto circondato da fumogeni bianchi e cielo azzurro, senza nessun tipo di suono percepibile, a che cosa dovresti pensare? Cosa dovresti guardare? Non conta ciò che guardi quando voli così, ma ciò che vedi.

Segui la musica, dimentica a terra tutto il resto ma resta orientato all’obiettivo, muoviti come se sognassi.
Siamo dei privilegiati noi che ci libriamo in aria, ma fare di questo dono virtù rende il privilegio ancora più esclusivo. Virtù di esprimersi come l’animo ci comanda e non per cercare difficoltà gratuite, ma per continuare il viaggio da qui alla perfezione, per trovare l’equilibrio con sé stessi e con il cielo che tanto amiamo.

L’acrobazia silenziosa non è comunque pura libertà come si potrebbe pensare: infatti si parte da 1200 metri di quota e si è destinati inesorabilmente a scendere, non si può dare motore e ricominciare da capo, non si torna indietro, si parte tutti con la stessa energia, con le stesse potenzialità e tutti con le stesse figure da eseguire (il più delle volte). Se si spreca qualcosa, state certi che nessun pistone e nessun carburante lavorerà per restituirvelo.

Linee, angoli, separazione tra le figure, ritmo, armonia e posizione: queste sono le chiavi per un ottimo risultato.

Il problema è che tutto ciò va bilanciato tra velocità che oscillano da zero a 285km/h e con accelerazioni che variano dai +8 ai meno 5g. Il trucco in questo tipo di acrobazia sta nel non “tirare” troppo le redini all’aliante arrivando a fattori di carico elevati. Il paragone è quello della curva fatta con il freno a mano. Certo, potete entrare più veloci nella variante, ma poi per essere altrettanto veloci dovete spingere a fondo sul gas per ri-accellerare ma… Ahimè, l’aliante non ha la leva del gas. E’ dunque necessario lasciarlo correre, pilotare puliti ma decisi quando e quanto serve.

Ciò che davvero conta è visualizzare mentalmente ciò che si sta facendo e come lo si sta eseguendo. E’ necessario essere giudici freddi, imparziali e distaccati di sé stessi e valutare come in terza persona come stiamo volando.

“In the zone”

L’acrobazia non si impara sui libri e l’unico modo per dominare quei 13 metri di ali alle spalle è versare sudore ogni giorno. E in tutto ciò non è da dimenticare il fattore sicurezza. L’acrobazia non è indice di rischio o pericolo se fatta come si deve.
Muscoli potenti ed affilati con cui disegnare il cieloOgni figura è catalogata e definita senza lasciare nulla all’interpretazione, ogni velivolo a motore e non, per ogni figura, ha indicate le velocità di entrata e di uscita (massima e minima) insieme al numero massimo e minimo di “g” a cui sottoporre il mezzo. Una virata sfogata in proporzione è più pericolosa di un looping perché nessuno ha mai definito questa manovra ed ognuno la interpreta per sentito dire e la esegue ogni volta in maniera diversa senza uno standard ufficiale…

Anche se sembra scontato, i velivoli da impiegare in acrobazia devono essere nati per quello scopo, e improvvisare o provare sono parole che nel vocabolario acrobatico non esistono. Così come si pianifica un volo da “A” a “B”, si deve pianificare un programma, che sia da Competizione o da Airshow.

Quando ci si accinge ad eseguire un programma,bisogna studiarlo a terra prima ed interiorizzarlo.
La situazione ideale è mentalmente volare il programma a terra immaginandosi le situazioni che poi si dovrebbero verificare, memorizzare i punti chiave per la posizione, per l’esecuzione di ogni figura prima e di tutto il programma poi.

La concentrazione è tutto, l’attenzione è mono-canale e bisogna saperla distribuire ed indirizzare nei posti giusti al momento giusto. Ciò non si impara in un paio di voli e neanche in un paio di anni: è una costante crescita e miglioramento che fa crescere la persona ed il pilota che risiede in noi. Avere consapevolezza di ciò è una buona base per un pilota acrobatico.

Quando si sbattono le ali per iniziare la sequenza è come volare il programma per la centesima volta, con la differenza che il più delle volte sai che dovresti essere li piuttosto che qui in termini di spazio,velocità e ritmo e ti adatti come meglio riesci alle situazioni, portando la realtà a ciò che avevi pianificato…

Quando si vola al massimo di sé stessi, si è in uno stato di concentrazione assoluta, quasi di “trance” e tutto sembra fluire senza sforzo. Si percepiscono sensazioni di euforia e potenza…
Gli americani chiamano questo stato di concentrazione essere in “the zone”.

Un consiglio?


Ai ragazzi e piloti di volo a vela che coglieranno qualcosa da queste mie righe voglio ricordare e sottolineare che l’acrobazia è unica e incomparabile ma va fatta ed imparata con i mezzi adatti e con istruttori designati. Testa bassa, umiltà e pazienza – così come ho iniziato e continuerò a fare nella mia carriera volatoria.

L’invito che non posso far mancare è quello di venirmi a trovare all’Aviosuperficie di San Mauro di Premariacco (UD11) in provincia di Udine presso la Fly&Joy, dove insieme potremo provare un assaggio di ciò di cui sto parlando. Ringrazio vivamente il Volo Club Udine che ha contribuito ed aiutato in maniera significativa nel mio percorso sportivo.

Altri luoghi dove fare questo sono l’aeroporto di Lucca e l’aviosuperficie di Torre Alfina (TR).

Il prossimo anno non so se sarò in grado di continuare la mia carriera acrobatica a causa dei costi (che seppur non eccessivi) che potrebbero essere un impedimento all’unione tra me, lo Swift e la Nazionale Italiana – a meno che qualche azienda o sponsor (di cui sto attivamente cercando appoggio) non mi aiutino in merito.

Detto questo, un caro saluto a tutti i piloti acrobati e non, sperando di avervi trasmesso un po’ delle mie sensazioni.
Happy Landings and happy “G’s”, amici!!

Luca Bertossio



articolo di Claudio Fogliato

Claudio "ClaF" Fogliato, classe 1976, è editor in chief di VFRMagazine, qualsiasi cosa significhi. Mente clamorosamente quando intercala la parlata con "belìn": vive a Genova da anni ma è piemontese puro al 100%. Nonostante ciò, è ormai perfettamente integrato nell'ambiente volatorio ligure, e insieme all'AeC Savona fa di tutto perché continui a esisterne uno. Google+ Profile

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