il nostro feed RSS: Articoli

Le tipologie di allievi (parte I)

E’ venuto dunque il momento di varcare quella soglia, ed entrare nell’aula per la prima lezione. Ben sapendo che non esiste possibilità alcuna che l’aspirante pilota sia preparato a ciò che lo aspetta oltre quel dirupo: una finestra sul mondo, sulle aspettative e sulle idiosincrasie di personaggi che, crescendo, hanno cambiato solo la dimensione dei propri giocattoli.

Scopo di questa (misera) trattazione è delineare alcune schemi/tipo riconoscibili all’interno di un corso, quale che sia, dal VDS all’ ATPL, tenendo conto del fatto che, al di là delle esasperazioni, l’aspirante pilota-tipo difficilmente accetterà di essere inquadrato in una specifica categoria, e ciò per un semplice motivo: egli appartiene a TUTTE le categorie qui presentate, indistintamente.

L’Espertola sfortuna, una madre apprensiva, l’asma da piccolo. Per qualche motivo non è mai riuscito a coronare il proprio grande sogno, e diventare così un pilota professionista… E gran parte dei soldi che potevano servire a cominciare una carriera in tal senso, sono stati spesi in riviste di settore o simulatori di volo. (l’Esperto, tipicamente, possiede OGNI simulatore di volo a partire da “F29 Retaliator” su Amiga 500 fino ad arrivare a “Flight Simulator: Next Gen Space Craft Delta Super-Duper Yeah” ndM). Attenzione: l’esperto nutre il SOGNO di diventare un pilota. Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, l’esperto non si nutre di VOR, non sogna profili di Karman-Trefftz, non coglie il significato di quello che vogliono intendere i piloti professionisti quando raccontano di fugoidi smorzate e di gradienti piatti, non conosce a memoria ubicazione ed estensione di tutte le zone PAPA fra Milano e Crotone. Si limita, piuttosto prosaicamente, a fermarsi ammirato nel traffico facendosi urtare da pedoni e automobili ad ogni corto finale di Airbus, a considerare aneddotica da ufficio l’esperienza di “conoscere un pilota”, a discorrere con cognizione di articolo sviscerato da “Volare” dei problemi ai tubi di pitot montati sugli A380. E’ un sognatore, e come tale, il solo aver letto per anni articoli di piloti di F16 gli è sufficiente per prospettarsi, senza fatica, un futuro fra le nubi. L’Esperto non ritiene opportuno documentarsi sui libri, o studiare in vista di un esame PPL: per lui il volo è sentimento, misticismo, amore universale, ragazze con le gonne larghe che ti corrono incontro sorridenti e ti fanno battere il cuore. Insomma, a conti fatti, volare NON GLI INTERESSA.

L’Ingegnere aeroNATICO – L’Ingegnere, nella maggior parte dei casi NON E’ laureato in ingegneria. Fatto che l’osservatore esterno può tranquillamente dedurre dallo status sociale evoluto, e dalla disponibilità economica più che decente. L’Ingegnere è, abitualmente, un piccolo/medio imprenditore con (più di una) BWM d’ordinanza e tanto, tanto, tanto, TANTO tempo libero. E approccia l’avvicinamento allo status di “studente” con lo stesso impegno e con la stessa distaccata superiorità che uno studente di ingegneria aerospaziale, quella vera, riserva ad Aeroelasticità applicata (o meglio “Termo, servo, aero, elettro-magneto elasticità”, come usava chiamare la sua materia un certo professore di un certo ateneo ubicato vicino a Quarto Oggiaro ndM): ovvero ADOCCHIARE PER MESI IL LIBRO DA LONTANO SENZA NESSUNA INTENZIONE DI APRIRLO (Nell’ambiente universitario ancora oggi si mormora che sia stato quel libro, il “BISPLINGHOFF”, e non il Necronomicon, ad ispirare la Cosmogonia malvagia di HP Lovecraft ndM), e contemporaneamente sperando che i concetti fluiscano autonomamente nel cervello per partenogenesi. Più spesso, la tattica adottata consiste nell’addormentarsi con il libro poggiato sotto il cuscino. E, sappiatelo, non funziona. L’Ingegnere aeroNATICO , complice il tempo libero, conosce a memoria ogni procedura di ingresso in ATZ di ogni MD80 della compagnia di bandiera, ogni orientamento, ogni TODA, TORA, LDA, CLEARWAY e potere frenante delle piste di ogni aeroporto del nord europa; il suo occhio allenato è in grado di estrapolare ogni minuscolo dettaglio aeronautico da riviste di taglio & cucito, il suo udito è in grado di riconoscere il rombo prepotente di un TRENT 60 da una distanza di 60 (ovvio) miglia nautiche, e sicuramente una delle sue BMW è attrezzata con un sistema di aspirazione dello strato limite ottenuto costringendo Salvatore Giannuzzo, il meccanico delle dive, a “forellare” il tetto con un trapano da dentista a intervalli più regolari e meno tolleranti di quelli usati dal VFRTeam quando installa i Vortex per una prova in volo. Piccolo particolare: HA UNA PAURA FOTTUTA DI VOLARE.

L’IFR – Non sa cosa sta facendo, non sa dov’è, non sa perché lo sta facendo. A che tipologia di corso si è iscritto? L’unico pensiero coerente con l’ambiente in cui si trova, suo malgrado immerso, e che l’IFR è in grado di rendere intellegibile a sé stesso è una vaga idea che corrisponde al seguente sistema di equazioni di primo grado lineari:

Chitarra = Chitarrista

Chitarrista = DONNE

Aereo = Pilota > Chitarra = Chitarrista

L’IFR è totalmente disinteressato ad ogni implicazione del volo, lasciando perdere fin da subito la possibilità che sia attraversato da una qualsiasi forma di passione; e proprio per questo, il talento dell’IFR nella materia è semplicemente MOSTRUOSO. Nato dall’unione incestuosa di una cloche con un ILS, il nostro IFR è in grado di condurre il primo volo solista alla seconda metà della prima lezione, spesso correggendo l’angolo di bank tenuto dall’istruttore durante i voli dimostrativi (“Adesso ti faccio vedere una virata corretta, poi un 360° e andiamo a provare un paio di viti piatte, che ne dici?” ndM), e se particolarmente sfortunato, viene notato come genio dal vecchio maestro zen responsabile del mental trainig delle frecce tricolori e costretto a “dare e togliere la cera” agli MB339 della PAN fino ad esaurimento scorte.

Purtroppo, una volta conseguito l’attestato, l’IFR si ricorderà dell’esistenza di Fabrizio Corona, e dei calciatori.

La Principessa – Il trionfo dell’amore. Anzi, dell’AMMORE. Sissy è una di quelle ragazze che per spirito crocerossino di abnegazione, seguirebbero il proprio uomo in ogni bislacca, strampalata avventura che possa prendere i natali dal desolato cervello maschile. La principessa è in grado di passare eoni appollaiata sullo strapuntino posteriore di una Desmosedici stradale, e lo fa con gioia e sincera partecipazione: OGNI. FOTTUTA. DOMENICA. Il fatto che poi, nella maggior parte dei casi, queste ragazze indossino jeans aderenti a vita bassa con tanga minimali a vista, costituisce sovente un messaggio inconscio e non verbale rivolto all’automobilista che segue. Dopo anni di studi in semiotica, oculistica, architettura e atletica leggera, lo psicologo Gianni Palazzo de Rito Abbreviato ha pubblicato un rivoluzionario studio sul significato di tale messaggio non verbale; a parere dello studioso la principessa intende significare all’automobilista il seguente messaggio: “SALVAMI!!”
Al contrario delle donne pilota, una volta conseguito l’attestato la principessa non volerà mai più.
MAI.

… Non ci pensare nemmeno, ho scritto “MAI”.

(to be continued…)

Potrebbe interessarti anche:

  1. Allievi: istruzioni per l’uso (parte II) Anti-authority, Impulsivity, Invulnerability, Macho, Resignation, Complacency. Queste parole rappresentano degli atteggiamenti che possono diventare un problema per i piloti, perché...
  2. Allievi: istruzioni per l’uso (parte I) Aerei ultramoderni con tanti di quei display da fare invidia ad un 787, vecchie glorie restaurate e tenute in condizioni...

articolo di Michele Brusadelli

Nasce a San Paolo del Brasile da genitori italianissimi il secolo scorso, affascinato dall'arte volatoria grazie ai continui spostamenti fra Europa ed America Latina, siede ai comandi di un Piper all'età di otto anni, guardato a vista dal pilota, per rimanerne folgorato. E per anni racconterà di come quell'atterraggio di fortuna a Santa Cruz de la Sierra non sia stata colpa sua. Stabilitosi definitivamente in Italia colleziona per tutta la giovinezza una serie di stalli in decollo che, oltre a minare il proprio orgoglio, distruggono quasi trenta aeromodelli a poco prezzo. Convinto di non poter diventare un pilota, si laurea in Ingegneria Aerospaziale, rimanendo sorpreso di quanti fra i suoi colleghi non amino gli aerei... ma con il lavoro più umile che esista, arriva finalmente la possibilità di realizzare i propri sogni: consegue l'Attestato presso la scuola “Vittoria Alata”, per poi mancinare ore (poche per ora, purtroppo) e decidere di frequentare anche il corso PPL. E' curioso di vedere dove riuscirà ad arrivare.

Commenta questo articolo tramite il tuo account Facebook