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Un fine settimana d’aeroclub

Il sabato è grigio con una luce spenta e il cielo coperto.

La maggior parte degli aerei restano placidi nell’hangar, ma i piccoli addestratori biposti vengono tirati fuori la mattina presto e controllati prima che i giovani allievi arrivino entusiasti per la lezione di volo.
Alla spicciolata si presenta qualche vecchio socio anziano. Uno o due sono aquile vere, altri polli di bassa quota, un paio sono diventati parte dell’arredamento del club e non arrivano mai in pista. Un caffè, uno sguardo al cielo cupo, il tempo trascorre lento, parlando di aeroplani, avanzando la propria intepretazione sull’ultima circolare ENAC e discutendo animatamente sulla tecnica migliore da seguire in caso di piantata motore in decollo.

Nessuno va in volo.

La mattina passa, e le discussioni di volo continuano durante il pranzo nel vicino ristorante, interrotte brevemente dalla discussione ancora più importante su quale vino scegliere.
Una volta ritornati in aeroporto si perde tempo con i già ascoltati racconti di “quella volta che”, e il pomeriggio sparisce pigramente sotto il cielo schiarito, e improvvisamente il sole pallido scompare dietro l’orizzonte.

Nessuno, tranne gli allievi, è andato in volo.

La domenica è luminosa con un sole brillante e un cielo blu libero di nubi.

Come lumache dopo la pioggia, c’è un’invasione di piloti.

L’hangar all’improvviso si svuota, tutti gli aeroplani sono parcheggiati fuori, ali che si sfiorano sul piccolo piazzale, controlli prevolo frenetici, urla sovrapposte di “via dall’elica”, motori che tossiscono e poi prendono vita. Si forma la fila per arrivare alla pista di rullaggio.

Gli allievi aspettano disperati per poter volare con i piccoli C152 il loro istruttore, catturato da un anziano pilota con 50 anni di volo che necessita del check biennale di controllo, con la licenza che scade a mezzanotte

Il fiero proprietario del C182, tirato a nuovo, parte con la figlia adolescente per un giro locale mentre i paracadutisti attendono impazienti accanto al vecchio e consunto C206, il loro pilota in ritardo come sempre.

Il C172 del club decolla con passeggeri eccitati ed ansiosi, la loro prima volta in aereo, mentre l’altro Cessna punta verso nord, i due piloti a bordo diretti per pranzo su una pista con ristorante. Si saprà dopo che sono atterrati sull’aviosuperficie sbagliata, ma che hanno trovato comunque da mangiare.

Il proprietario silenzioso e taciturno del Arrow IV compare, vola, atterra e se ne va. Uniche parole pronunciate “buongiorno” e “alla prossima”. Un paio di amici si vanno a divertire con il Beech Debonair, ali vecchi ma con classe da vendere.

Arrivano le fidenzate e mogli con i ragazzini, si preparano i tavoli, la domenica si mangia in aeroporto, c’è la cuoca, cibo semplice ma genuino.

Dopo pranzo c’è un momento di calma, si formano piccoli gruppi seduti a chiacchierare al sole, mentre i giovani allievi e i ragazzini, e anche un paio di piloti avanti con gli anni, si divertono a tirare quattro calci a pallone.

Le eliche tornano a girare, gli studenti finalmente riescono a fare la loro lezione di volo mentre il pilota del PA32R parte per verificare il comportamento sull’erba del suo nuovo acquisto. Rientra dopo mezz’ora, sorridente e soddisfatto delle prestazioni su 700m di tappeto verde.

Le ombre iniziano ad allungarsi, compare qualche nuvola, si alza il vento. Lentamente il club si svuota di voci e vita, e gli aeroplani spariscono silenziosamente negli hangar, il piazzale è vuoto.

Hanno volato tutti. Tranne uno.

L’amico che voleva essere portato in volo non si è presentato.
Uno sguardo implorante allo specialista del club. “Dai, Paolo, non mi mandare a quel paese, ritiriamo fuori il cessnino, c’è ancora luce”.

Magneti su both, davanti i 110 cavalli si animano, un rullaggio solitario e poi davanti si presenta la lunga familiare pista . 16 nodi di vento leggermente da sinistra, poca benzina, salita alle massima prestazione, alla fine della pista si livella a 1000ft.
Tre semplici circuiti, solo nel cielo, l’aria tesa ma senza turbolenza, per radio solo una voce che si limita a “riporti” e “autorizzato”. Tre atterraggi, uno di velluto, uno sbattuto, l’ultimo indefinito. Un grazie alla torre e nel crepuscolo si spinge nell’hangar il piccolo Cessna, il motore ancora caldo che fa tic mentre si raffredda.

Si spengono le luci, si chiudono i cancelli, il weekend al club è finito. Hanno volato tutti, e tutti hanno un emozioni in più da ricordare.


articolo di Riccardo De Nardis

Nato in Africa, all’età di otto anni scocca la scintilla della passione con il primo volo sulla savana a bordo di un piccolo Piper. Trasferito in Italia, a quindici anni si iscrive all’aeroclub locale, spazzando l’hangar, lavando e rifornendo gli aerei in cambio di voli occasionali. Pilota della domenica dal 1980, amante dei viaggi, ha volato per piacere in Europa, USA, America Centrale, Oceania e ovviamente in Africa. Abilitato su una trentina di velivoli, dal ulm Tucano ai monomotori complex, predilige i vecchi aeroplani tubi e tela, meglio se bicicli, pur non disdegnando la velocità e comodità di velivoli moderni per i voli lunghi. Sempre intento a trasmettere la passione del volo e le emozioni provate, collabora occasionalmente con riviste del settore, italiane ed estere. Adora sopratutto i voli al tramonto con un vecchio Piper Cub.

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