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Un Cub è un Cub
Il giovane pilota si avvicina timido. Ha poche ore di volo, tutte volate su Cessna, le sue piume ancora fresche e lucide.
“Perchè i piloti più navigati parlano sempre del Cub?”, domanda con voce bassa per non farsi sentire dagli altri piloti, timoroso di fare brutta figura.
“Perchè un Cub è un Cub, semplice”
Perchè una volta che contorcendoti sei finalmente riuscito a salirci a bordo, non ti ci siedi dentro ma indossi tutto l’aeroplano. E’ confortevolmente scomodo, non c’è molto spazio, non c’è posto dove mettere le cartine o posare il plotter. E c’è un tubo che esce dal pavimento, la cloche, roba da piloti veri, come si vede nei vecchi film della seconda guerra mondiale. La maggior parte delle volte lo sportello/finestrino non si chiude bene, bisogna litigarci. Se sei fortunato c’è un pulsante per la messa in moto, altrimenti devi lanciare a mano l’elica prima di salire. In moto sarà rumoroso senza cuffie, ma il rumore del Cub è più bello di quello degli altri aeroplani. Troverai i magneti, il trim, aria calda carburatore e cabina un po’ scomodi da usare con la mano sinistra essendo posti giù in basso, altezza sedere. Ma la manetta è forte, facile da usare, messo di lato, come un caccia. Poi ci sono dei piccolissimi pedali sul pavimento, sistemati tra la pedaliera del timone: sono i freni, che vengono pigiati con i talloni. All’inizio sarai terrorizzato di pigiare quei pedalini, la paura di cappotarti se freni troppo forte. E i primi rullaggi saranno una fiera dello zig zag, mentre cerchi di andare dritto, con il ruotino impazzito che sembra una trottola. Finalmente allineato con la pista, cloche indietro, manetta in avanti, è il momento di volare. Dopo i primi metri centralizzi la cloche e alzi la coda, e finalmente vedi dove stai andando, mentre i piedi sono sempre impegnati a tenerti dritto. E all’improvviso sei per aria. Galleggiando, più che volando in avanti con velocità. E sei solo nel cockpit, con visibilità ampia a sinistra, destra, davanti e anche sopra. Non c’è nessuno seduto accanto a te, solo aeroplano che ti avvolge. …E qualche volta, quando capita il rimbalzo imperiale, te la farai adosso, il Cub che scappa da tutte le partiL’istruttore, se c’è, è solo una voce fastidiosa in cuffia e un peso dietro che richiede un po’ di trim in più. Voli guardando fuori sentendo l’aria, dentro i pochi strumenti non hanno niente da dirti. E’ il vento che ti parla e il Cub ti dice cosa vuole che tu faccia per volarlo bene. E si danza nel cielo, leggeri come una piuma.
Tornare a terra è un’altra storia. Ti allinei la pista per bene in finale, la leva dei flap tirato su due volte, velocità sotto controllo, inizi la flare. Lo sguardo fissato lontano sull’orizzonte della pista, porti indietro la cloche, indietro, ancora, di più, fallo volare, mantienilo in volo, ora l’orizzonte è scomparso, vedi solo il muso alto. Se sei estremamente fortunato toccherai leggero leggero. Se sei molto fortunato, un piccolo rimbalzo. Ma normalmente i rimbalzi saranno due, mentre i piedi fanno lo straordinario sulla pedaliera. E qualche volta, quando capita il rimbalzo imperiale, te la farai adosso, il Cub che scappa da tutte le parti.
Ma dopo averci volato non sarai più lo stesso e la luce nei tuoi occhi sarà riconoscibile dagli altri piloti di Cub.







