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Il Colt, un viaggio, due Spitfire

Per radio si sente “Spitfire 1 più Spitfire 2 inbound”. In perfetta sintonia il Colt ed il PIC virano verso sinistra, un solo pensiero: “Intercettiamo!”

Il piccolo Piper Colt aspettava impaziente sotto il caldo sole di mezzogiorno, solitario sulla pista polverosa e deserta, solo il ronzio delle mosche a disturbare il silenzio.

Era giunto in Italia qualche giorno prima per una breve soggiorno assieme ad altri aerei provenienti dall’Inghilterra. Ma gli altri, aerei giovani, di alluminio, con motori prestanti, erano già rientrati.

Era rimasto solo, in attesa che il suo pilota trovasse un altro copilota dopo che il primo era dovuto rientrare con un volo di linea anzitempo.
Finalmente arriva l’equipaggio, si caricano i bagagli, controlli pre-volo, benzina full.

Allineato sulla pista sconnessa il piccolo Colt si concentra, tutta potenza, elica al massimo, l’aria abbraccia le ali, finalmente si vola. Davanti, poco distanti, si valutano i cavi, ma il Colt è confidente e ci passa sopra senza problemi, l’equipaggio si rilassa.

Prua verso nord ovest, dieci minuti sulla campagna laziale e poi sotto le ali il Mediterraneo, blu intenso e luccicante. Le marche Golf e l’accento straniero predispongono favorelmente i controllori italiani, ma non a tal punto da autorizzare la salita oltre 1000 piedi. Il Colt vola placido, il vento non è un impedimento, piano piano si passa il Giglio, Montecristo, Pianosa. Ogni mezz’ora il timer da cucina appiccicato al cruscotto suona e l’equipaggio sposta il selettore della benzina per bilanciare i serbatoi. Al Colt non piace volare con un’ala pesante, lo trova faticoso, oltre che poco elegante.
Sull’orizzonte si staglia la Corsica e dopo un po’ si entra in finale su Bastia. La pista è immensa, al Colt andrebbe bene atterrare sul raccordo, abbondante anche quello. La sosta è breve, il tempo di fare il pieno.

Si riparte, adesso si vola alti, il mare si trova 4500 piedi più in giù. Il Colt non è abituato a queste quote, un’esperienza rara, solitamente svolazza basso sulla verdeggiante campagna inglese. Il sole tocca l’orizzonte quando si atterra a Cannes. E’ la settimana del Festival del Film. I piazzali sono gremiti di jet privati, il Colt si sente un po’ a disagio tra tutte quelle ali di lusso. Ma si riesce a trovare un parcheggio sull’erba in un angolo distante dell’aeroporto, vicino un vecchio Morane a fare compagnia per la notte.

La mattina dopo si parte presto, la tela opaca delle ali del Colt ancora bagnata dalla rugiarda. Il rumore di 108 cavalli alla massima potenza non disturba i bizjet, lucidi e spendenti nei primi raggi del sole, ancora sonnolenti ed immobili.

Si sale, c’è turbolenza e i monti da superare rendono ancora più fastidiosa l’aria. Si balla, ogni tanto una botta secca. Il Colt non apprezza: a quasi 50 anni d’età certi scossoni non fanno bene alle articolazioni. Finalmente si arriva nella valle del Rodano, non si balla più
ma il forte vento frontale si fa sentire. L’anemometro indica i soliti 85 nodi all’aria, ma la groundspeed è di solo 40 nodi. Il Colt si sente mortificato. Si procede lentamente, praticamente in silenzio radio, i controllori francesi molto meno loquaci dei colleghi italiani.

Si supera Lyon, l’equipaggio fa due conti , il vento è sempre forte, bisogna scendere a Macon per rifornire. Aeroporto praticamente deserto, c’è solo il torraiolo tuttofare che incassa le tasse e pensa a rifocillare il Colt.

Nuova tappa, sempre più a nord. Sotto il paesaggio cambia, poche città, qualche villaggio, tante foreste. Sopra cambia anche il cielo, da azzurro scuro a grigio chiaro. Si attera a Reims, dove una volta nascevano i cugini francesi del Colt. Ma di Cessna non c’è neanche l’ombra sul piazzale. Pitstop veloce, l’equipaggio vuole cercare di arrivare in Inghilterra prima che fa buio. Al Colt non dispiace l’idea, per lui sarebbe un record da poter raccontare all’ultraleggero compagno di hangar.

Ma il cielo si fa sempre più scuro, la visibilità si riduce, arriva anche la pioggia. Si decide di atterrare in mezzo agli aerei di linea a Lille. Se a Bastia poteva andare bene il raccordo per decollare ed atterrare, su quest’aeroporto sarebbe sufficiente il piazzale di parcheggio della vecchia aerostazione dove vengono fatti sostare gli aerei AG.

La mattina dopo si parte con calma, il cielo chiazzato da nubi indefinite. Il pilota decide che il copilota sarà PIC (pilot in command) per l’ultima tratta. Durante il lungo rullaggio verso la testata pista il Colt apprensivo cerca di valutare lo sconosciuto ai comandi prima del decollo. Prua ovest verso Dunkerque, appena sorvolato la costa francese per radio si sente “Spitfire 1 più Spitfire 2 inbound”. In perfetta sintonia il Colt ed il PIC virano verso sinistra, un solo pensiero: “Intercettiamo!”. Ma l’altra metà dell’equipaggio sorride sornione, con gli occhi divertiti di chi guarda due ragazzini presi da una passione irrealizzabile, e impone rotta nord ovest.

Si punta diretti verso Ipswich, il cielo di nuovo grigio, il freddo mare sotto pure, il color blu mediterraneo solo un ricordo. Si sorvola la campagna inglese, il Colt si sente a casa. Dopo un po’ appare un campo nei campi, solo un po’ più lungo, con accanto un paio di hangar. Il piccolo Colt si concentra di nuovo, l’atterraggio deve venire bene, bisogna fare bella figura con un PIC nuovo ai comandi. Un po’ veloci, ma il tocco è dolce.

Il Colt si rilassa, di nuovo a casa. Un bel viaggio, aeroporti grandi e piccoli, aerei di linea e bizjet, mare, montagne e foreste, vento, sole e pioggia. Tutto bello. Un solo rammarico. I due Spitfire non intercettati.


articolo di Riccardo De Nardis

Nato in Africa, all’età di otto anni scocca la scintilla della passione con il primo volo sulla savana a bordo di un piccolo Piper. Trasferito in Italia, a quindici anni si iscrive all’aeroclub locale, spazzando l’hangar, lavando e rifornendo gli aerei in cambio di voli occasionali. Pilota della domenica dal 1980, amante dei viaggi, ha volato per piacere in Europa, USA, America Centrale, Oceania e ovviamente in Africa. Abilitato su una trentina di velivoli, dal ulm Tucano ai monomotori complex, predilige i vecchi aeroplani tubi e tela, meglio se bicicli, pur non disdegnando la velocità e comodità di velivoli moderni per i voli lunghi. Sempre intento a trasmettere la passione del volo e le emozioni provate, collabora occasionalmente con riviste del settore, italiane ed estere. Adora sopratutto i voli al tramonto con un vecchio Piper Cub.

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